Recensioni

Via Katalin

-Magda Szabò-

Via Katalin è un romanzo che definirei viscerale sia per la profondità con la quale l’autrice espone i vari aspetti dell’esistenza umana, sia per la caratterizzazione dei protagonisti, così ben delineati e messi a nudo in ogni loro sfumatura, da aver la sensazione che la voce narrante si sostituisca ai pensieri del lettore, come se il personaggio, in quell’istante, non racconti un episodio della storia, ma un’esperienza di vita di colui che sta leggendo.

Via Katalin (Budapest) è il luogo in cui quattro bambini e le loro famiglie intrecciano per sempre i fili delle loro esistenze. Irén è la sorella maggiore di Blanka, ordinata precisa e dedita allo studio. Interpeta la vita secondo schemi logici e categorici che spesso, suo malgrado,  le impediscono di cogliere le sfumature della vita. Blanka, al contrario irrequieta e disordinata, verrà travolta dalla sua irragionevole impusività. Henriett è l’ultima arrivata nel gruppo dei bambini di via Katalin. Inizialmente rimane sempre nell’ombra, sembra quasi oppressa dalla sua timidezza, per poi rivelarsi colei che più di tutti condizionerà la vita degli altri. Ed infine c’è Bálint, il ragazzo che tutt’e tre amano, seppur in maniera differente. È il personaggio più controverso, che trova pace solo nei periodi di lontananza da Budapest, ma che non sfugge al richiamo di quegli indissolubili legami che lo accompagnano fin dall’infanzia. I fatti narrati sono relativamente pochi e fanno da cornice a quell’intricato labirinto di relazioni e pensieri che i protagonisti via via esternano. La brutalità della guerra e l’efferatezza delle persecuzioni antisemitiche investono e dissolvono quella realtà ovattata e accogliente nella quale i quattro ragazzi vivono fino all’adolescenza. Un mondo che sarà impossibile ritrovare e ricostituire, nonostante i ricordi riaffiorino in maniera ricorrente e quasi indispensabile, tanto che, alcuni episodi dell’infanzia vengono utilizzati dai personaggi come mezzo per interpretare e affrontare vicende del loro presente ben più complicate.

Il romanzo in tutta la sua drammaticità è al tempo stesso una celebrazione della memoria affettiva, di quei luoghi che ognuno di noi conosce e ai quali fa ritorno ogniqualvolta senta il bisogno di ritrovare la serenità perduta. Una rievocazione del calore e dell’innocenza tipici di quella stagione della vita, che è l’infanzia e la prima giovinezza, nella quale tutto è ancora intatto: il breve passato, il presente fatto di una quotidianità familiare e rassicurante, e persino i sogni futuri, per i quali è ancora viva l’illusione di poterli realizzare.

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